Napoli da ricordare

 

Alla fine del mese di marzo 2012, gli studenti della Scuola Secondaria di I grado dell’Istituto Sant'Orsola di Catania hanno partecipato alla tradizionale gita annuale che, come sempre, ha rappresentato sia un’occasione di convivenza

piena di significato fra docenti e studenti sia un momento privilegiato per conoscere direttamente alcune bellezze artistiche e naturalistiche del nostro patrimonio nazionale.

Quest’anno la meta della gita è stata la Campania, una regione che nelle sue contraddizioni ci ha affascinato per la ricchezza di storia, umanità, colori e vivacità.

Già il viaggio per raggiungere Napoli è stato ricco di novità, perchè abbiamo usato come mezzo di trasporto la nave. Per i ragazzi è stata una piacevole avventura, perchè hanno simulato gli spostamenti degli antichi commercianti che raggiungevano le repubbliche marinare.

Appena sbarcati presso il Porto di Napoli, la nostra guida ci ha fatto fin da subito ammirare le bellezze della città che ci è apparsa immediatamente ricca di movimento, monumenti bellissimi e soprattutto colori, profumi e sapori: molto buona a questo proposito è stata la pizza gustata a pranzo, una vera pizza napoletana con pomodoro e mozzarella. “È proprio vero che come fanno la pizza a Napoli non riescono da nessuna altra parte”, è stata la considerazione di un ragazzino alla fine del pranzo.

Nel pomeriggio abbiamo visitato la Certosa di S.Martino, che si trova sulla collina del Vomero (uno dei quartieri bene della città) vicino al castello di S.Elmo. La Certosa, che è stata abitata per molti anni dai monaci certosini, è un esempio di architettura monastica del basso medioevo. I ragazzi sono rimasti affascinati per la bellezza del luogo e per la vita che i monaci vi conducevano. Uno degli aspetti che li ha colpiti è stato il contrasto fra l’apparente mancanza di libertà vissuta dai monaci e la bellezza della loro vita. Questa bellezza era testimoniata dall’armonia e dallo splendore della struttura architettonica e del paesaggio circostante (spettacolare la vista sul Vesuvio e sul golfo di Napoli che si godeva dalla stanza del Priore). Tutta la vita dei monaci era improntata ad una essenzialità che rendeva significativo lo scorrere del tempo. Nella sala del capitolo ognuno aveva lo spazio per udire la parola di Dio e per mettere in comune ciò che gli stava più a cuore. Uno dei ragazzi ha detto “noi nella nostra vita sprechiamo tante parole e ci affanniamo in gesti e attività spesso inutili, loro invece parlavano poco ma quando lo facevano era per mettere in comune solo quello che stava loro veramente caro”.



La visita del centro di Napoli è continuata il giorno dopo con l’incontro, a mio avviso, più significativo di tutti con il Santo Patrono, San Gennaro. Abbiamo visitato presso la Cattedrale della città la cappella a lui dedicata: la Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro. In questa cappella oltre ai magnifici tesori dedicati al santo come affreschi, oggetti sacri e statue, è conservata la reliquia principale ovvero le ampolle con il sangue di San Gennaro. Il sangue, secondo quanto recita la tradizione, fu raccolto dopo la decapitazione, avvenuta presso la solfatara di Pozzuoli, e messo in due ampolle. Da allora il sangue ogni anno diventa liquido e tutt’oggi questo fenomeno riaccade almeno tre volte l’anno, durante una festa popolare e una processione che coinvolge con un vero atto di fede e devozione tutti i cittadini napoletani.

Il fatto che però ha sconvolto maggiormente i ragazzi è che il sangue non solo diventa liquido, attraverso un processo inverso a quello di coagulazione, ma ritorna a vivere. Infatti attraverso delle analisi di spettroscopia si è trovata nel sangue emoglobina umana. Seppur sul miracolo ci sono alcune riserve del mondo scientifico e la stessa Chiesa non si sbilanci più di tanto sulla spiegazione del fenomeno (che viene definito, più che miracolo, prodigio), i napoletani sono sicuri che il loro Santo è vivo e che per tre volte all’anno è come se stesse ancora in mezzo a loro.

Infine le nostre giornate sono state anche all’insegna della convivenza e del puro svago. In questo senso il nostro amico Alfredo Minucci ha cantato e ballato una sera insieme ai ragazzi, facendo conoscere loro alcune belle canzoni della tradizione napoletana, e l’ultimo giorno ragazzi e professori dell’istituto paritario Sacro Cuore ci hanno accolto con canti, giochi e una bella partita di calcio. Insomma un luogo e un’accoglienza così non si potranno mai dimenticare.

Massimiliano Tirendi
Docente di Matematica e Scienze

 

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