Intervista a Luigi Ballerini

 
L'intervista.
Il rapporto genitori-figli nell'era di Internet ha acquisito caratteri singolari, dovuti soprattutto al cambiamento del modo di vivere. I ragazzi sempre più connessi ma soli. In un nuovo romanzo il medico-scrittore analizza anche le domande che nascono dall'uso dell'ingegneria genetica. Il talento? «Non dipende solo dai nostri geni»
 
Intervista di Giorgio Romeo pubblicata sul quotidiano "La Sicilia" il 12/01/2017

 
L'autore.
balleriniLuigi Ballerini, medico e psicanalista, vive e lavora a Milano. Editorialista per "Avvenire", scrive anche di scuola, educazione e giovani su vari quotidiani e periodici. Nel 2014 ha vinto con "La signorina Euforbia" il Premio Andersen per il miglior libro età 9/12 anni.
Nel 2016 "lo sono zero" è stato invece insignito del Premio Bancarellino. "Imperfetti" è il suo ventesimo libro.
 

 
Il falso mito dei perfetti 
I ragazzi d'oggi sempre più oggetto di richiesta di prestazioni da parte dei genitori.
 
Conversazione con lo psicanalista e scrittore Luigi Ballerini
 

 
Cosa significa essere adolescenti oggi? In un momento così delicato, in cui notizie drammatiche come quella della quattordicenne recentemente suicidatasi a Valverde si susseguono a ca­denza quasi quotidiana sui nostri gior­nali, quanto è importante ridefinire il rapporto tra genitori e figli? In che mo­do le aspettative dei primi si ripercuo­tono sui secondi? E quali sono le nuove sfide imposte da uno sviluppo tecno­logico che ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere, rendendoci sempre più connessi e, al contempo, sempre più soli?
Ne abbiamo parlato con lo psicanalista e scrittore Luigi Bal­lerini, che ha da poco pubblicato il suo ventesimo volume: "Imperfetti" (Il Ca­storo, 2016), un romanzo per ragazzi ambientato in un futuro prossimo in cui la manipolazione genetica, spinta al suo estremo, ha portato a una socie­tà divisa in esseri "perfetti", destinati all'eccellenza, e imperfetti, nati da donna e destinati ai lavori più umili.
Ballerini è stato ospite nelle giornate di ieri e martedì all'istituto Sant'Orsola di Catania, dove ha tenuto alcuni in­contri con i genitori e gli allievi della scuola.

- "Imperfetti" è un romanzo per ra­gazzi, ma le tematiche che affronta ri­guardano molto anche l'essere geni­tori oggi. A chi si rivolge il volume?
«Nella maggior parte dei paesi stra­nieri la distinzione tra romanzi per adulti e per ragazzi non esiste. In Italia, invece, questi ultimi sono spesso considerati "di serie B" e difficilmen­te sono letti dagli adulti. In realtà "Imperfetti" ha diversi livelli di lettu­ra, uno di questo concerne il fatto che i ragazzi di oggi sono sempre più oggetto di richiesta di prestazioni da parte dei genitori. Questo dovrebbe farci riflettere».
- Quanto è importante per un bambi­no avere l'approvazione dei genito­ri?
«Avvertire di non piacere è un vero e proprio bastone fra le ruote nella cre­scita di un ragazzo. Il problema è che spesso i bambini sono costretti a con­frontarsi con un modello astratto, e quando il figlio reale si confronta con quello ideale ne esce sempre perden­te».
- Quale approccio consiglierebbe al­lora?
«È necessario valorizzare i talenti propri di un ragazzo, perché sarà da quelli che si svilupperà come perso­na. La chiave, però, è capire che que­sto punto di successo può anche esse­re lontano da quello che avevamo in mente noi adulti».
- Questo suo ultimo romanzo, come il precedente, è una distopia. Cos'è che l'affascina in questo genere?
«La distopia prende tratti già presenti nella società e li porta all'estremo, dando al contempo un monito sulle conseguenze di determinate scelte. In questo senso "Imperfetti" pone un po' di domande sugli sviluppi dell'in­gegneria genetica».
- Qual è la sua posizione a riguardo? «Ritengo che la scienza debba avere dei limiti e che non sempre ciò che è scientifico sia moralmente accettabi­le. Chiaramente esiste un'applicazio­ne positiva della manipolazione ge­netica, ad esempio quella che tende all'eliminazione delle malattie, ma bisogna stare molto attenti perché rincorrere un ideale di perfezione, in­tesa come totale eliminazione di ciò che "non va", non è distopico ma uto­pico».
- In che senso?
«Nell'uomo c'è qualcosa d'inestirpa- bile, che è strettamente legato alla sua libertà. In America, alcuni anni fa, è stato pubblicato uno studio che mo­nitorava i risultati scolastici di alcuni ragazzi il cui patrimonio genetico era stato selezionato da quello di perso­nalità. Per molti quest'esito è stato disastroso. Ciò dimostra come il ta­lento non dipenda solo dai geni: quanto lavoro c'è dietro un succes­so?».
Talento e successo, tuttavia, sono due cose diverse. Non crede che i talent show abbiano generato una certa confusione a riguardo?
«Dal punto di vista dei ragazzi si trat­ta spesso di esperienze deleterie poi­ché viene proposto loro un modello di successo rapido, che però spesso si tramuta in illusione perché il vero ri­sultato si ottiene solo con un lavoro metodico e costante. Il fatto è che i ta­lent ci vendono delle storie e il fatto che, ad esempio, un ragazzo sia davvero bravo a cantare, passa in secon­do piano».
 
Giorgio Romeo, La Sicilia, 12/01/2017
 
 
 
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