Incontro con il poeta Gianfranco Lauretano - III media

La terza media incontra Gianfranco Lauretano, poeta di Cesena.
 
«Prima c’era nel mondo un buco di parole»
La terza media incontra Gianfranco Lauretano, poeta di Cesena.
 
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«Cosa è la poesia?» «Che cosa c’è dentro la poesia?»
Su queste due domande il poeta Gianfranco Lauretano, di Cesena, per la prima volta a Catania, ha incontrato la terza media dell’Istituto Sant’Orsola di Catania, mercoledì 18 Maggio. Un’occasione preziosa per tutti, per chi scrive poesie e si occupa di critica da più di quarant’anni («dalla seconda media, da quando la prof. mi corresse un tema e mi disse che i colori non si ascoltano... e invece io, senza saperlo, avevo fatto una metafora, ed era bella, era un bell’errore») e per chi ha appena incontrato, studiandolo in classe, la poesia di Leopardi, Pascoli, Ungaretti.
Tutti siamo sullo stesso piano, perché mossi dal fascino di quelle parole che «non vengono usate nel modo normale», ma in «modo nuovo, non il solito modo di tutti». Il dibattito si accende, per una volta senza timori, senza imbarazzi. E così, ad esempio, per Giulia la poesia è «un modo nuovo di pensare», per Paolo, invece, «un modo che il poeta ha per fare in modo che anche il lettore provi le sue sensazioni, i suoi pensieri». È proprio una scoperta: la poesia «si scrive in due», perché il poeta vive, pensa, «trascrive» la sua esperienza per il suo lettore, che cerca il significato nascosto della sua vita.
E per questo motivo, anche in classe, si può leggere una poesia dieci volte, undici, fino a quando si trova (o, meglio, si incontra) il significato.
Ogni esistenza, ci dice Gianfranco, è necessaria. Occorreva che nascessi è il titolo del libro di poesie che ci ha regalato e dedicato: «se voi non foste nati, ci avete mai pensato, il mondo avrebbe parole in meno, avrebbe un buco di parole... sarebbe brutto».
Il dibattito è aperto, puntellato da poche parole scritte alla lavagna, perché non scivolino via, prima del compito di matematica alla seconda ora. La poesia ha a che fare con la bellezza: «è importante la bellezza? è inutile, non fa fare più soldi... eppure noi abbiamo bisogno della bellezza», come dice ancora Paolo «ci attrae, ci affascina». E che, a differenza della prosa, dialoga con il silenzio, con il bianco della pagina (come Dante, che alla fine di ogni suo verso mette in rima le parole più importanti).
Mercoledì scorso abbiamo sperimentato ancora una volta come la scuola non sia una «biblioteca polverosa» in cui le parole, alla fine, prendono polvere, ma è il luogo in cui è possibile, in cui è facilitato, un incontro appassionante con le parole «scritte per noi, per noi... pensate a quanto siete importanti».
 
Prof. Pietro Cagni
 
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